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L'Associazione Fanfara Alpina Tridentina fa tesoro
degli ideali alpini e dei valori di cui la Fanfara della Brigata Alpina Tridentina,
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Pietro Cella

CELLA PIETRO, di Giuseppe e di Giuseppa Addoli, nacque a Bardi di Parma il 9 marzo 1851 e morì ad Adua il 1° marzo 1896 per ferite riportate in combattimento.

Dal Collegio Militare di Colorno passò a quello di Racconigi ove compì gli studi. Si arruolò volontario nell'Esercito il 15 febbraio 1872 e prestò servizio prima al Distretto di Piacenza, poi a quello di Palermo ove conseguì i galloni di caporale, di sergente e, quindi, di furiere. Il 30 luglio 1877 fu ammesso alla Scuola Militare di Modena ed ottenne la nomina a sottotenente di fanteria nel 37° reggimento, il 31 luglio 1879.
Trasferito nei battaglioni alpini del 6° reggimento, con la promozione a tenente, nel dicembre 1855, fu assegnato al 10° battaglione del 4° reggimento. Le vicende del Corpo lo portarono da un settore all'altro della frontiera e dimostrò spiccate attitudini all'addestramento dei reparti. Promosso capitano l'8 aprile 1888 fu nuovamente assegnato al 6° reggimento. Destinato al comando della 4ª compagnia del 1° battaglione alpini d'Africa formato con volontari, tratti da tutti i reggimenti, sbarcò a Massaua il 29 dicembre 1895 e raggiunse, dopo lunga ed estenuante marcia attraverso la valle dell'Haddas, la località di Adigrat, dove si attestò in attesa di ordini. Nella notte sul 1° marzo 1896, condusse il battaglione, che faceva parte della 3ª brigata di fanteria (di riserva), dalle alture di Adi Dichè verso Rebbi Arienni.Alle ore 11 di quello stesso giorno, per l'improvviso incalzare degli avvenimenti, il capitano Cella ricevette ordine di portarsi alle falde di Monte Raio a difesa di quelle posizioni che gruppi scioani, dopo aver rotto lo schieramento della colonna del generale Arimondi ed occupato il Colle Erara, minacciavamo ora di avvolgimento.
Nella lotta, divenuta ben presto furibonda, egli fu animatore instancabile, per rincuorare i suoi alpini al combattimento, per assistere i feriti e tenere saldamente la posizione. Nella eroica difesa all'arma bianca, caddero intorno a lui molti ufficiali e soldati. Giunto l'ordine di ripiegamento, e dopo averne disposta la esecuzione, nel supremo e disperato tentativo di proteggere i superstiti, si prodigò nel combattimento e scomparve nella mischia, trafitto da numerosi colpi. La medaglia d'oro al V.M. concessagli alla memoria con r.d. 11 marzo 1898, dice nella motivazione: «Comandante delle compagnie alpine 3ª e 4ª distaccate sulla sinistra nell'occupazione di Monte Raio, le tenne salde in posizione contro soverchianti forze avversarie finché furono pressoché distrutte, e combattendo valorosamente lasciò la vita sul campo prima di cedere di fronte all'irrompente nemico. - Adua (Eritrea), 1° marzo 1896».

 
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