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degli ideali alpini e dei valori di cui la Fanfara della Brigata Alpina Tridentina,
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BATTISTI CESARE, di Cesare e di Teresa Fogolari, nacque a Trento il 4 febbraio 1875 e morì per impiccagione a Trento il 12 luglio 1916, in seguito a condanna di un tribunale di guerra austriaco.

Magnifica figura di studioso, di uomo politico, di pubblicista, di apostolo e di soldato. Compiuti gli studi medi nella città natale, si addottorò giovanissimo in lettere nell'Istituto di studi superiori di Firenze nel 1897. Eletto prima alla Dieta di Innsbruck e poi deputato nel 1911, portò nel parlamento austriaco il fervore e l'ardimento della giovinezza, battendosi per la istituzione di una uni­versità italiana e per l'autonomia amministrativa del Trentino. Giornalista di raro valore, sul quotidiano socialista «Il Popolo», giorno per giorno esponeva la sua idea per la liberazione della sua terra dall'Austria. Più volte denunziato com­parve davanti al magistrato e venne diffidato dalla polizia, ma né lusinghe né minacce poterono farlo piegare e tacere. Dall'Austria riparò in Italia dopo l'ec­cidio di Serajevo e iniziò da Milano, e poi attraverso tutte le città d'Italia, una infaticabile attività in favore dell'intervento nella guerra di liberazione. A Roma, dal Campidoglio, il suo grido: «Italiani, tutti alle frontiere, con la spada e col cuore», fu accolto dal popolo in ascolto. Ed egli fu tra i primi ad arruolarsi, come semplice alpino, nella 50a compagnia del battaglione « Edolo », del 5° reg­gimento. Partecipò, poi, umile ed instancabile, alle rischiose imprese su Forcella Montozzo, nella zona del Tonale, e, per il combattimento di Punta Albiolo del 21 agosto, gli venne conferito un encomio solenne. Nominato sottotenente nel 6° reggimento in ottobre, pochi mesi dopo, nel marzo 1916, fu promosso tenente per merito di guerra. Al comando della 2a compagnia di marcia del battaglione «Vicenza», fronteggiò in Vallarsa l'offensiva austriaca nel maggio dello stesso anno Nell'attacco di Monte Corno, la mattina del 10 luglio 1916, sopraffatto dal nemico soverchiante, fu catturato insieme all'istriano Fabio Filzi e tradotto a Trento. Con rapido, formale processo celebrato dinanzi alla Corte marziale, il 12 luglio, fu condannato alla forca e salì il patibolo alle ore 18,30. Con moto proprio sovrano del 2 gennaio 1919 gli fu conferita alla memoria la medaglia d'oro al v. m. con la seguente motivazione: «Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'in­certo tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l'ultimo respiro: "'Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia. — Monte Corno di Vallarsa, 10 luglio 1916».
 
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