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Aldo Beltricco Stampa E-mail
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BELTRICCO ALDO, di Carlo e di Amalia Bernardi, nacque a San Da­miano Macra di Cuneo il 9 luglio 1892 e morì sul Monte Pasubio il 10 settem­bre 1916.

Figlio del medico condotto del paese natio, si trasferì con la famiglia a Dronero ove frequentò le classi elementari. Proseguì gli studi a Carmagnola e poi nel liceo di Savigliano ottenne nel 1911 la licenza liceale. Nell'autunno dello stesso anno entrò alla Scuola Militare di Modena, uscendone nel febbraio 1913 con le spalline di sottotenente effettivo nel 1° reggimento alpini. Due anni dopo, il 25 maggio 1915, assegnato al battaglione «Ceva», entrò in guerra e partecipò alle operazioni nel settore Fella, in zona Carnia e poi nella tormentata conca di Plezzo. Con la promozione a capitano nel novembre dello stesso anno, fu trasfe­rito al 5° reggimento fanteria della brigata « Aosta », ma, dopo pochi mesi e preci­samente nel luglio 1916, ottenne di rientrare nella specialità alpini, assegnato al va­loroso battaglione «Aosta» del 4° reggimento. Assunto il comando della 41a com­pagnia fu inviato col battaglione nella regione del Pasubio, il cui massiccio montano, estremo baluardo di difesa sulla pianura veneta, era ancora in possesso degli austria­ci con alcune posizioni di valore tattico e morale considerevoli. Occorreva per scon­giurare il pericolo di sorprese, occupare il coston di Lora, il Cosmagnon ed i Sogi, posizioni che il nemico aveva fortificato in modo imponente. Il compito venne affidato ai battaglioni alpini «Aosta» e «Vicenza». Il 10 settembre 1916, il battaglione «Aosta», ammassato nelle trincee dell'Imbuto, partì all'attacco con la 41a compagnia facente parte della prima ondata. Il capitano Beltricco, dominan­do gli animi scossi dalle perdite già subite nell'attesa, alla testa della compagnia si portò all'attacco sotto il fuoco incrociato delle mitragliatrici, ma dovette arrestarsi sotto il reticolato ancora intatto. Tre volte si lanciò con i suoi alpini per aprirsi un varco, sotto il fuoco nemico, nel filo spinato e riuscito alfine con le tenaglie ad aprire un passaggio ai suoi valorosi, mentre raggiungeva con un balzo la trincea avversaria, cadde colpito a morte da raffica di mitragliatrice. La magnifica con­dotta di questo ufficiale, destò l'unanime ammirazione in quanti assistettero alla sua gloriosa fine. Dice la motivazione con la quale gli venne concessa, con d. l. del 31 dicembre 1916, la medaglia d'oro al v. m. alla memoria: « Con indomito coraggio, in testa alla propria compagnia, sotto un fuoco violentissimo di mitragliatrici ed artiglierie nemiche, si portava presso le trincee avversarie. Magnifico esempio di eroismo, al grido di "Savoia" si slanciò per ben tre volte successive con i propri uomini all'assalto e, raggiunto il retico­lato, si apriva un varco; quindi si spingeva, con pochi superstiti, sul ciglio della trincea avversaria, ove, colpito a morte, perdeva gloriosamente la vita. — Coston di Lora (Monte Pasubio), 10 settembre 1916».
 
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