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L'Associazione Fanfara Alpina Tridentina fa tesoro
degli ideali alpini e dei valori di cui la Fanfara della Brigata Alpina Tridentina,
ora sciolta, fu depositaria.

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Antonio Cantore Stampa E-mail
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CANTORE ANTONIO, di Felice e di Marianna Ferri, nacque a Sampierdarena di Genova il 4 agosto 1860 e morì in combattimento sulle Tofane il 20 luglio 1915.

Fu il primo generale italiano che immolò la vita combattendo ed il suo nome corre ancora oggi fra gli alpini come il simbolo di ogni virtù militare. Uscito sotto­tenente dalla Scuola Militare di Modena nel luglio 1880 da tenente, due anni dopo, fu assegnato all’83° reggimento fanteria. Promosso capitano nel 1888 e maggiore a scelta, dopo avere frequentato la Scuola di Guerra, ottenne nel maggio 1898 il trasferimento nella specialità alpini. Comandò prima il battaglione « Gemona » del 7° alpini, quindi il battaglione « Aosta » del 4° dal 1903 con la promozione a tenente colonnello. Colonnello nel 1908, assunse l'anno successivo il comando dell'8° reggimento speciale alpini, col quale partì per la Libia nel settembre 1912. Il valore e l'abilità di comando dimostrati nei due anni di campagna lo resero popo­lare fra i suoi alpini. La Croce di Cavaliere e quella di Cavaliere Ufficiale dell'Or­dine Militare di Savoia premiarono le sue eminenti qualità di valoroso combattente ed organizzatore, rivelatesi in particolar modo nella battaglia di El Asàbaa del marzo 1913, sull'altipiano del Garian contro Suleiman El Baruni e nei fatti d'arme di Braksada, Kasr Kerba e Ras Madauar del luglio successivo. Promosso generale il 1° febbraio 1914, comandò prima la brigata « Pinerolo » e poco dopo la IIIa divisione in posizione nella Val Boite, in Cadore, dove impresse un ritmo risoluto alle operazioni di quel settore. Il 20 luglio, 1915, in un'ardita ricognizione alla Guglia maggiore della Forcella Tofana durante l'azione contro il Rifugio Tofana, incurante del pericolo cui si esponeva, portatosi in prima linea e poco riparato da uno spuntone di roccia al quale si era appoggiato per meglio osservare le posizioni, veniva ucciso da una pallottola di fucile che lo colpiva in fronte. Alla memoria dell’eroico generale, caduto in prima linea fra i suoi soldati, fu conferita la medaglia d'oro al v. m., con il d. l. del 3 dicembre 1915, e la seguente motivazione che ne eterna il ricordo e lo addita alla riconoscenza della Patria: « Esempio costante e fulgido d'indomito ardimento alle sue truppe, le con­dusse attraverso regioni difficilissime, ove il nemico si era annidato, riuscendo a sloggiarlo. Cadde colpito da palla nemica sull'osservatorio, dal quale esplorava e preparava nuovi ardimenti. — Monte Tofane, 20 luglio 1915 ».

 
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